Gli amici della montagna sul Monte Rosa

Ebbene sì, cari lettori. Ancora una volta la caparbietà, la tenacia e la perseveranza hanno portato gli Amici della Montagna di San Giovanni di Casarsa a compiere un’impresa straordinaria.
Dopo il tentativo fallito nell’agosto 2006 di raggiungere la seconda vetta d’Europa a causa delle condizioni climatiche avverse, quest’anno alle ore 11:50 di sabato 21 luglio un gruppo di temerari ha raggiunto e posto il proprio sigillo al rifugio- osservatorio “Capanna Regina Margherita”, a quota 4.554 sul gruppo del Monte Rosa!
Vi confesso che organizzare una spedizione di tal genere non è stato facile. All’inizio sembravamo l’armata Brancaleone. Eravamo solo vogliosi e ansiosi di compiere un qualcosa che potesse accrescere il nostro bagaglio di esperienze personali, senza tener conto dei pericoli che si celano nell’affrontare un’ascesa del genere. Abbiamo deciso cosi di chiedere l’ausilio di Valter Bertolin, degno allievo del più grande alpinista sangiovannese: Dino Agnolin. Grazie al suo aiuto ci siamo ridimensionati ed abbiamo iniziato a vedere le cose sotto un’altro punto di vista. Valter, che purtroppo non ha potuto partecipare alla spedizione a causa di un inconveniente fisico (si era gravemente infortunato giocando la partita di calcio “scapoli - ammogliati” durante i festeggiamenti del Santo Patrono l’anno precedente), è stato il nostro maestro a livello teorico. Ci ha spiegato quali insidie nasconde l’alta quota; ci ha illustrato come ci si deve muovere in sicurezza su un ghiacciaio; ci ha ripetutamente fatto notare che l’attrezzatura, l’abbigliamento, l’allenamento, l’esperienza e le condizioni meteorologiche sono fattori fondamentali per una buona riuscita di una spedizione in alta quota (e non solo!). Pertanto un grazie di cuore a Valter per averci trasmesso tutto ciò e un grazie a Dino di esistere: senza di voi non ce l’avremmo fatta!

Così dopo un breve corso accelerato di preparazione, alcuni di noi si sono messi all’opera. Fondo, escursioni oltre i 3000 mt., diete, astensione da qualsiasi tipo di bevande alcoliche, ecc…Ve li voglio presentare tutti i partecipanti a questa spedizione:
- Fabio Polo, studente universitario appassionato di imprese estreme (già facente parte del gruppo di ascesa nell’agosto 2006);
- Angelo Liut, new entry. Appassionato di montagna, spesso in solitaria; - i “Leschiutta Brothers”, Luca e Fulvio. Due straordinari ragazzi di via Runcis impegnati non solo in imprese di questo genere, ma anche sotto il profilo sociale, sempre pronti a dare una mano alla comunità;
- Fabio Cozzarini (il fi’ pi zovin di Ferruccio). Dice sempre che non ne vuole più sapere della montagna, ma è stato mio compagno di tante avventure. Un grande amico;
- due dei fratelli Praturlon. Bruno, metodico, preciso, perseverante. Non lascia mai nulla al caso. Grande escursionista; Alvaro, la nostra guida lungo tutto il percorso. Attento, esperto, preparatissimo. Profondo conoscitore della montagna, non solo delle Carniche e delle Giulie, ma di tutto l’arco alpino. Già in vetta al Rosa, ha fatto anche il Gran Paradiso, il Cervino, La Marmolada, diversi ghiacciai, un’infinità di cime e chissà quanto altro ancora. Studia gli itinerari sui libri prima di qualsiasi escursione; non trascura mai nulla, un esempio da seguire;
- Battista Morassutti, il nostro Julius Kugy. Profondo conoscitore di montagna, dalla cima del monte Bianco (4848 mt.) al Großglockner (la più alta vetta dell’ Austria), conquistate qualche anno fa. Ma abbigliamento e attrezzatura sono quelli di allora; memorabile!
- Amedeo Castellarin, il “nonno” della comitiva, ma solo dal punto di vista anagrafico. Se i giovani avessero la sua grinta, la sua determinazione e la sua volontà…;
- Fabio Bazzana (lo scrivente). Oltre 40 cime conquistate e una miriade di escursioni. Tanta passione e tanto amore per la montagna, ma.. (i ai di mangià tanta polenta par doventà bravo).
In definitiva alle 5:00 del mattino di venerdì 20 luglio 2007 ci siamo trovati in piazza a S.Giovanni di Casarsa e con mezzi propri siamo partiti alla volta di Alagna Val Sesia pronti, o quasi, per l’avventura…
Dopo un paio di soste per motivi fisiologici in autostrada, siamo giunti ad Alagna (1.200 mt). Abbiamo parcheggiato, ci siamo cambiati, abbiamo controllato le attrezzature (piccone, ramponi, corde), ci siamo messi gli zaini in spalla e ci siamo diretti immediatamente alla funivia per raggiungere Passo dei Salati a quota 2.980 mt. (che sballo!). Al Passo, sotto l’autorevole guida di Alvaro, da noi tutti considerato il “capo spedizione” viste le sue credenziali, abbiamo iniziato l’avvicinamento (che calvario!), a passo lento …molto lento, verso il rifugio Gnifetti (3.648 mt). Alvaro ci ha spiegato che andare piano è indispensabile per acclimatare il fisico. Aveva ragione! Il percorso è stato impegnativo: sentiero, roccia, qualche tratto di ferrata con corde fisse, nevaio. Difficoltoso ma abbordabile, per essere il primo giorno. Qualcuno di noi ha iniziato a soffrire il mal di montagna, niente di preoccupante però. Solo che il bello doveva ancora arrivare. Una volta giunti al Gnifetti ci siamo sistemati nella camerata e ci siamo rifocillati con una cena luculliana (si fa per dire). Prima di goderci un meritato riposo, Alvaro ha voluto fare il punto della situazione e ci ha illustrato, con il supporto di un libro-guida, che cosa avremmo dovuto aspettarci il giorno seguente. Alle 22:00 tutti a nanna (ed io ho dormito cosi di gusto che forse ho russato un po’ troppo…).
21 luglio: il giorno fatidico. Ore 4:30 sveglia. Colazione in refettorio, dove si era rifugiato il povero Fulvio infastidito dal mio russare. Affardellamento degli zaini, ulteriore verifica delle attrezzature e vestizione prima dell’ascesa. L’aurora oltre i 3.500 sul livello del mare ha un fascino spettacolare. Il cielo è limpido; fa freddo ma non troppo; il ghiaccio è duro; ci siamo assicurati uno con l’altro in cordate di tre (Battista è rimasto in rifugio perché non si sentiva molto bene): partiamo.
Fantastico. È tutto meravigliosamente surreale. Il sole sorge e ci riscalda. In alto non aleggia l’ombra di alcuna nuvola; non sembra possibile. Arriviamo in forcella. Affrontiamo il ghiacciaio del Lys. Il sole scompare dietro le coste di ghiaccio. Fa freddo. Il percorso battuto da chi ci ha preceduto nell’ascesa, si apre sul versante basso del ghiacciaio. Ricompare il sole. E’ tutto bianco intorno a noi. Ma la capanna dov’è? Ci fermiamo a prendere fiato. Dietro di noi uno spettacolo indescrivibile. Scorgiamo il Gran Paradiso e tutte le cime intorno. Ci sembra di vivere una cartolina. Se stiamo fermi troppo a lungo, però, ci raffreddiamo, perciò riprendiamo il cammino. Riusciamo a vedere i crepacci di ghiaccio. Entusiasmante. Ma dov’è la Capanna Margherita? Sopra le nostre teste incominciano a formarsi le prime nuvole. Sono circa le 9:00 del mattino e ciò significa che sono più di tre ore che siamo in marcia. Altra sosta. Sulla nostra sinistra la “piramide” del Cervino svetta elegante e maestosa. Sembra lì da migliaia di anni. Ed è proprio così. Scattiamo qualche foto; qualcuno ne aveva fatte anche prima; qualcun altro non ha mai smesso di farne. Riprendiamo la strada finché…eccola lì. Capanna Margherita è proprio lì, sopra di noi. Ancora 200 metri di dislivello e siamo arrivati. L’agognata meta ci sta aspettando. L’aria è più rarefatta. Facciamo molta più fatica adesso. Ancora un’ora di cammino. Forse. E’ difficile calcolare i tempi in queste condizioni. Ci fermiamo sempre più frequentemente. Cinque passi, una sosta. Altri cinque, altra sosta. Alvaro? Se andiamo avanti cosi non arriviamo più! La Capanna è sempre lì. Ora è solo trenta metri sopra le nostre teste. Dio quanto è lunga sta camminata. L’aria si fa fredda. Il nevischio caduto durante la notte si innalza vorticosamente. Alziamo lo sguardo e vediamo le nuvole correre veloci. Sempre più veloci. Fa freddo. Molto freddo. Sembra quasi che non possiamo arrivare in cima, quando come per incanto…finalmente eccoci alle porte della Capanna a quota 4.554. Che impresa! Dio esiste veramente. In un batter d’occhio dimentichiamo la fatica, lo stress, il freddo. Io mi guardo un po’ in giro, estasiato e colmo di gioia. Mi sgancio i ramponi ed entro a bere un meritato thè caldo. Riconosco alcuni escursionisti incontrati il giorno prima al Gnifetti. Scambiamo fugacemente alcune parole. Poi esco e qualcuno mi dice di prepararmi velocemente e di scendere di corsa perché il tempo sta peggiorando. E’ incredibile con che rapidità cambiano le temperature e le condizioni atmosferiche in alta quota. Sono pronto, ma non trovo più i miei compagni di cordata. Decido di scendere senza assicurarmi (errore che non si deve mai fare, potrebbe essere fatale). Anche se il ghiaccio comincia a mollare e scivolo un paio di volte, mi va tutto bene, ed al Gnifetti ritrovo tutti gli altri. Il tempo tiene. Breve rendez-vous e poi via giù verso le funivie, le macchine e casa.

A valle ci siamo fermati a bere una meritatissima birra. Ci siamo scambiati impressioni ed opinioni e poi siamo ripartiti per S. Giovanni felici, estasiati, entusiasti ed orgogliosi per ciò che avevamo compiuto.

Foto

Nella sezione Album fotografico troverete le foto dei protagonisti e dei paesaggi di questa avventura